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L'adorabile Stendhal

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Ha detto Sciascia, a proposito di adorabile: «Può darsi che questa parola io l’abbia qualche volta scritta, e sicuramente più volte l’ho pensata: ma per una sola donna e per un solo scrittore. E lo scrittore – forse è inutile dirlo – è Stendhal». Sciascia aveva per Stendhal un’ammirazione intima e appassionata (lo leggeva «in continua rotazione», e sempre facendo capo alla Certosa di Parma), imparagonabile a quella che nutriva per altri autori. Un’ammirazione che è anzitutto mimesi, identificazione – e che come tale corre, simile a un fiume sotterraneo, in molti suoi romanzi –, ma che, se si guarda agli scritti qui per la prima volta radunati, ha assunto forme molteplici e inaspettate. Come osserva Massimo Colesanti, Sciascia è stato insieme stendhaliano e stendhalista. Da romanziere ha intuito «le strutture e gli scatti psicologici più riposti» della scrittura di Stendhal, ma, da vero lettore-detective, ha anche indagato «i congegni, le “finzioni”, i trucchi, di cui quella scrittura è costruita», e ha saputo sventare depistaggi e mistificazioni, smascherando Stendhal – e seguendo dunque a ritroso quel percorso, a lui ben caro, che muove dalla cronaca e sboccia nell’invenzione.Gli scritti qui radunati erano dispersi in vari libri di Sciascia, apparsi fra il 1970 e il 1990.

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L'adorabile Stendhal, Leonardo Sciascia

Język
Rok wydania
2003
Oprawa
(twarda)
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3,5
Dobra
9 Ocena

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Tytuł
L'adorabile Stendhal
Język
włoski
Wydawca
Adelphi
Rok wydania
2003
Oprawa
twarda
Liczba stron
225
ISBN10
8845918068
ISBN13
9788845918063
Seria
Ocena
3,45 z 5
Opis
Ha detto Sciascia, a proposito di adorabile: «Può darsi che questa parola io l’abbia qualche volta scritta, e sicuramente più volte l’ho pensata: ma per una sola donna e per un solo scrittore. E lo scrittore – forse è inutile dirlo – è Stendhal». Sciascia aveva per Stendhal un’ammirazione intima e appassionata (lo leggeva «in continua rotazione», e sempre facendo capo alla Certosa di Parma), imparagonabile a quella che nutriva per altri autori. Un’ammirazione che è anzitutto mimesi, identificazione – e che come tale corre, simile a un fiume sotterraneo, in molti suoi romanzi –, ma che, se si guarda agli scritti qui per la prima volta radunati, ha assunto forme molteplici e inaspettate. Come osserva Massimo Colesanti, Sciascia è stato insieme stendhaliano e stendhalista. Da romanziere ha intuito «le strutture e gli scatti psicologici più riposti» della scrittura di Stendhal, ma, da vero lettore-detective, ha anche indagato «i congegni, le “finzioni”, i trucchi, di cui quella scrittura è costruita», e ha saputo sventare depistaggi e mistificazioni, smascherando Stendhal – e seguendo dunque a ritroso quel percorso, a lui ben caro, che muove dalla cronaca e sboccia nell’invenzione.Gli scritti qui radunati erano dispersi in vari libri di Sciascia, apparsi fra il 1970 e il 1990.