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Come al solito, non sono mai le virtù, ma sempre i vizi, a dirci chi è l'uomo. Umberto Galimberti analizza i vizi capitali: Accidia, Avarizia, Gola, Invidia, Ira, Lussuria, Superbia. Questi vizi, identificati come "abiti del male" da Aristotele e come "opposizione della volontà dell'uomo alla volontà divina" nel Medioevo, si trasformano in espressioni della tipologia umana nell'Età dei lumi e, nel Novecento, in manifestazioni psicopatologiche. Galimberti osserva che i vizi escono dal mondo morale per entrare in quello patologico, diventando malattie dello spirito. In questo contesto storico, ambienta i vizi nel panorama contemporaneo, in conflitto tra la funzionalità dell'età della tecnica e l'urgenza dell'etica. Analizza anche le tendenze comportamentali che possono essere definite "nuovi vizi": sociopatia, spudoratezza, consumismo, conformismo, sessomania, culto del vuoto, voluttà dello shopping e dipendenza dalla mercé, tutte correlate al dissolvimento della personalità. Questi nuovi vizi negano il modello "vizioso" e, inquadrandoli come tali, si offre la possibilità di discuterne, per essere consapevoli e non confondere i disastrosi inconvenienti della modernità con i suoi valori.
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Opere - 14: I vizi capitali e i nuovi vizi, Umberto Galimberti
- Język
- Rok wydania
- 2014
- Oprawa
- (miękka)
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- Tytuł
- Opere - 14: I vizi capitali e i nuovi vizi
- Język
- włoski
- Autorzy
- Umberto Galimberti
- Wydawca
- Feltrinelli
- Rok wydania
- 2014
- Oprawa
- miękka
- Liczba stron
- 144
- ISBN10
- 8807886006
- ISBN13
- 9788807886003
- Seria
- Tagi
- Ocena
- 3,85 z 5
- Opis
- Come al solito, non sono mai le virtù, ma sempre i vizi, a dirci chi è l'uomo. Umberto Galimberti analizza i vizi capitali: Accidia, Avarizia, Gola, Invidia, Ira, Lussuria, Superbia. Questi vizi, identificati come "abiti del male" da Aristotele e come "opposizione della volontà dell'uomo alla volontà divina" nel Medioevo, si trasformano in espressioni della tipologia umana nell'Età dei lumi e, nel Novecento, in manifestazioni psicopatologiche. Galimberti osserva che i vizi escono dal mondo morale per entrare in quello patologico, diventando malattie dello spirito. In questo contesto storico, ambienta i vizi nel panorama contemporaneo, in conflitto tra la funzionalità dell'età della tecnica e l'urgenza dell'etica. Analizza anche le tendenze comportamentali che possono essere definite "nuovi vizi": sociopatia, spudoratezza, consumismo, conformismo, sessomania, culto del vuoto, voluttà dello shopping e dipendenza dalla mercé, tutte correlate al dissolvimento della personalità. Questi nuovi vizi negano il modello "vizioso" e, inquadrandoli come tali, si offre la possibilità di discuterne, per essere consapevoli e non confondere i disastrosi inconvenienti della modernità con i suoi valori.


