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Tascabili varia: Roma vista controvento - Edizione 2018

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Roma è il racconto di come una città può diventare universo nell’interpretazione di uno scrittore. Se volete sapere che cos’è uno scrittore – estremizzando – avete due modi. Uno è soffermarvi per un attimo sui versi iniziali di Il suonatore Jones di Fabrizio De André: In un vortice di polvere gli altri vedevan siccità, a me ricordava la gonna di Jenny in un ballo di tanti anni fa. Il secondo è – appunto – leggere questo libro: di quei versi, declinazione sontuosa che diverte e commuove. Perché uno scrittore è prima di tutto il suo sguardo e la sua capacità di creare storie, indipendentemente dalla forma che si sceglie. E se De André riesce a raccontarne una puntando il suo su un vortice di polvere, immaginatevi che cosa è in grado di fare Fulvio Abbate orientando il suo, ugualmente immune da ogni conformismo, sulla Città Eterna, generatrice millenaria di narrazioni. Non ne voglio qui anticipare nessuna per non togliere al lettore la sorpresa di tutte le gonne di Jenny che di pagina in pagina Fulvio Abbate vede e rievoca nel suo viaggio patafisico tra cronaca e memoria nelle vie di Roma. Anche quelle ancora oggi capaci di stupirci a ogni angolo svoltato, serbatoio infinito, come sono, di bellezza e di miserie: esattamente nello stesso modo del paese di cui Roma è capitale. Francesca Serafini

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Tascabili varia: Roma vista controvento - Edizione 2018, Fulvio Abbate

Język
Rok wydania
2018
Oprawa
(miękka)
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Tytuł
Tascabili varia: Roma vista controvento - Edizione 2018
Język
włoski
Wydawca
Bompiani
Rok wydania
2018
Oprawa
miękka
Liczba stron
480
ISBN10
8845297861
ISBN13
9788845297861
Seria
Ocena
3 z 5
Opis
Roma è il racconto di come una città può diventare universo nell’interpretazione di uno scrittore. Se volete sapere che cos’è uno scrittore – estremizzando – avete due modi. Uno è soffermarvi per un attimo sui versi iniziali di Il suonatore Jones di Fabrizio De André: In un vortice di polvere gli altri vedevan siccità, a me ricordava la gonna di Jenny in un ballo di tanti anni fa. Il secondo è – appunto – leggere questo libro: di quei versi, declinazione sontuosa che diverte e commuove. Perché uno scrittore è prima di tutto il suo sguardo e la sua capacità di creare storie, indipendentemente dalla forma che si sceglie. E se De André riesce a raccontarne una puntando il suo su un vortice di polvere, immaginatevi che cosa è in grado di fare Fulvio Abbate orientando il suo, ugualmente immune da ogni conformismo, sulla Città Eterna, generatrice millenaria di narrazioni. Non ne voglio qui anticipare nessuna per non togliere al lettore la sorpresa di tutte le gonne di Jenny che di pagina in pagina Fulvio Abbate vede e rievoca nel suo viaggio patafisico tra cronaca e memoria nelle vie di Roma. Anche quelle ancora oggi capaci di stupirci a ogni angolo svoltato, serbatoio infinito, come sono, di bellezza e di miserie: esattamente nello stesso modo del paese di cui Roma è capitale. Francesca Serafini