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«L’esperienza che passa di bocca in bocca è la fonte a cui hanno attinto tutti i narratori», scrisse Walter Benjamin. La voce che sentiamo è quella di un «viaggiatore incantato» che racconta le sue avventure su un battello nel lago Ladoga. Questo narratore, descritto come un uomo di grande statura con un viso aperto, vive esperienze sorprendenti e improbabili che gli capitano senza cercarle. La morte lo sfiora più volte, ma lo respinge, mentre la vita sembra seguirne un disegno misterioso, noto solo alla madre defunta che lo aveva promesso a Dio. Le storie di quest’uomo, che ha «molto veduto», sono infinite e non pretendono di avere risposte. Le sue parole si stagliano su uno sfondo dorato della vecchia Rus’ di Kiev, mentre i racconti si popolano di vagabondi, prostitute, padroni, mercanti e nobili, tra cui la zingara Gruša, simile a «una serpe lucente». Leskov, lontano dalle teorie, trasmette una dispersione di casi che evoca un azzardo teologico, richiamando l’idea di salvezza per tutti, anche per i suicidi. La storia di un seminarista suicida introduce questo corteo di narrazioni. Landolfi tradusse l’opera tra il 1962 e il 1963, raggiungendo un risultato magistrale: il tono dell’oralità permea il testo, rendendolo un unico respiro. L’opera originale è del 1873, mentre la traduzione apparve nel 1967.

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Il viaggiatore incantato, Nikolaj Semenovič Leskov, Tommaso Landolfi, Idolina Landolfi

Język
Rok wydania
1994
Oprawa
(miękka)
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Tytuł
Il viaggiatore incantato
Język
włoski
Wydawca
Adelphi
Rok wydania
1994
Oprawa
miękka
Liczba stron
194
ISBN10
8845910296
ISBN13
9788845910296
Seria
Kategorie
Ocena
3,45 z 5
Opis
«L’esperienza che passa di bocca in bocca è la fonte a cui hanno attinto tutti i narratori», scrisse Walter Benjamin. La voce che sentiamo è quella di un «viaggiatore incantato» che racconta le sue avventure su un battello nel lago Ladoga. Questo narratore, descritto come un uomo di grande statura con un viso aperto, vive esperienze sorprendenti e improbabili che gli capitano senza cercarle. La morte lo sfiora più volte, ma lo respinge, mentre la vita sembra seguirne un disegno misterioso, noto solo alla madre defunta che lo aveva promesso a Dio. Le storie di quest’uomo, che ha «molto veduto», sono infinite e non pretendono di avere risposte. Le sue parole si stagliano su uno sfondo dorato della vecchia Rus’ di Kiev, mentre i racconti si popolano di vagabondi, prostitute, padroni, mercanti e nobili, tra cui la zingara Gruša, simile a «una serpe lucente». Leskov, lontano dalle teorie, trasmette una dispersione di casi che evoca un azzardo teologico, richiamando l’idea di salvezza per tutti, anche per i suicidi. La storia di un seminarista suicida introduce questo corteo di narrazioni. Landolfi tradusse l’opera tra il 1962 e il 1963, raggiungendo un risultato magistrale: il tono dell’oralità permea il testo, rendendolo un unico respiro. L’opera originale è del 1873, mentre la traduzione apparve nel 1967.