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Se niente importa

Perché mangiamo gli animali?

Ocena książki

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Jonathan Safran Foer trascorreva i fine settimana con sua nonna, che lo abbracciava con forza, preoccupata che mangiasse a sufficienza. Questa preoccupazione derivava dalla sua esperienza di fame durante la guerra, quando rifiutò carne di maiale perché non kosher, esprimendo l'idea che "se niente importa, non c'è niente da salvare". Per lei, il cibo rappresentava molto di più: "terrore, dignità, gratitudine, vendetta, gioia, umiliazione, religione, storia e, ovviamente, amore". Diventato padre, Foer riflette su questo insegnamento e si interroga sul significato della carne, riconoscendo che nutrire suo figlio è più importante che nutrire se stesso. Questo libro è il risultato di un'indagine durata quasi tre anni, durante la quale Foer ha visitato allevamenti intensivi, anche di notte, per documentare le violenze sugli animali e i trattamenti inumani a cui sono sottoposti. Descrive il processo di uccisione degli animali per il nostro cibo quotidiano. In questo racconto che è anche inchiesta e testimonianza, Foer invita alla riflessione, evidenziando il dolore degli animali e la nostra responsabilità verso chi è "inerme" e "senza voce", distinguendo tra chi accetta passivamente le condizioni dell'allevamento industriale e chi le mette in discussione.

Zakup książki

Se niente importa, Jonathan Safran Foer, Irene Abigail Piccinini

Język
Rok wydania
2010
Oprawa
(miękka)
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4,2
Bardzo dobra
66519 Ocena

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Tytuł
Se niente importa
Podtytuł
Perché mangiamo gli animali?
Język
włoski
Wydawca
Guanda
Rok wydania
2010
Oprawa
miękka
Liczba stron
348
ISBN10
8860881137
ISBN13
9788860881137
Seria
Pierwsze wydanie
2009
Oryginalna nazwa
Eating Animals
Ocena
4,2 z 5
Opis
Jonathan Safran Foer trascorreva i fine settimana con sua nonna, che lo abbracciava con forza, preoccupata che mangiasse a sufficienza. Questa preoccupazione derivava dalla sua esperienza di fame durante la guerra, quando rifiutò carne di maiale perché non kosher, esprimendo l'idea che "se niente importa, non c'è niente da salvare". Per lei, il cibo rappresentava molto di più: "terrore, dignità, gratitudine, vendetta, gioia, umiliazione, religione, storia e, ovviamente, amore". Diventato padre, Foer riflette su questo insegnamento e si interroga sul significato della carne, riconoscendo che nutrire suo figlio è più importante che nutrire se stesso. Questo libro è il risultato di un'indagine durata quasi tre anni, durante la quale Foer ha visitato allevamenti intensivi, anche di notte, per documentare le violenze sugli animali e i trattamenti inumani a cui sono sottoposti. Descrive il processo di uccisione degli animali per il nostro cibo quotidiano. In questo racconto che è anche inchiesta e testimonianza, Foer invita alla riflessione, evidenziando il dolore degli animali e la nostra responsabilità verso chi è "inerme" e "senza voce", distinguendo tra chi accetta passivamente le condizioni dell'allevamento industriale e chi le mette in discussione.