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"Tutto mi riporta al campo. Qualunque cosa faccia, qualunque cosa veda, il mio spirito torna sempre nello stesso posto... Non si esce mai, per davvero, dal Crematorio." Queste parole di Shlomo Venezia, ebreo di Salonicco e uno dei pochi sopravvissuti del Sonderkommando di Auschwitz-Birkenau, raccontano la sua esperienza in una squadra speciale di deportati incaricata di gestire il funzionamento della macchina di sterminio nazista. Gli uomini del Sonderkommando accompagnavano i prigionieri alle camere a gas, li aiutavano a spogliarsi, tagliavano i capelli ai cadaveri, estraevano denti d'oro e recuperavano oggetti personali. Il loro compito principale era trasportare i corpi delle vittime nei forni. Questo lavoro, svolto in un contesto di orrore incommensurabile, includeva momenti strazianti, come il pianto di un bimbo di tre mesi la cui madre era morta asfissiata. Per decenni, Venezia ha mantenuto il silenzio, ma il riaffiorare di simboli e idee legate allo sterminio nazista lo ha spinto, dal 1992, a raccontare la sua storia, dando vita a una lunga intervista che costituisce la base di questo libro.

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Sonderkommando Auschwitz, Shlomo Venezia, Walter Veltroni, Umberto Gentiloni Silveri, Marcello Pezzetti

Język
Rok wydania
2007
Oprawa
(twarda)
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4,8
Doskonała
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Tytuł
Sonderkommando Auschwitz
Język
włoski
Wydawca
Rizzoli
Rok wydania
2007
Oprawa
twarda
Liczba stron
235
ISBN10
8817017787
ISBN13
9788817017787
Seria
Pierwsze wydanie
2007
Oryginalna nazwa
Sonderkommando - Dans l´enfer des chambres á gaz
Ocena
4,75 z 5
Opis
"Tutto mi riporta al campo. Qualunque cosa faccia, qualunque cosa veda, il mio spirito torna sempre nello stesso posto... Non si esce mai, per davvero, dal Crematorio." Queste parole di Shlomo Venezia, ebreo di Salonicco e uno dei pochi sopravvissuti del Sonderkommando di Auschwitz-Birkenau, raccontano la sua esperienza in una squadra speciale di deportati incaricata di gestire il funzionamento della macchina di sterminio nazista. Gli uomini del Sonderkommando accompagnavano i prigionieri alle camere a gas, li aiutavano a spogliarsi, tagliavano i capelli ai cadaveri, estraevano denti d'oro e recuperavano oggetti personali. Il loro compito principale era trasportare i corpi delle vittime nei forni. Questo lavoro, svolto in un contesto di orrore incommensurabile, includeva momenti strazianti, come il pianto di un bimbo di tre mesi la cui madre era morta asfissiata. Per decenni, Venezia ha mantenuto il silenzio, ma il riaffiorare di simboli e idee legate allo sterminio nazista lo ha spinto, dal 1992, a raccontare la sua storia, dando vita a una lunga intervista che costituisce la base di questo libro.