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Nell'immensa e sperduta tajga siberiana, dal 1930 al 1946, la storia individuale di una donna si mescola alla Storia mondiale. Zulejcha è una contadina insignificante, analfabeta, protagonista inconsapevole di eventi incredibili e capace soltanto di guardare con i suoi enormi occhi verdi una realtà sempre più complessa, sempre più sfuggente. Un racconto che non lascia spazio a moralismi, condanne esplicite, dita puntate. L'occhio calmo dell'autrice mette a fuoco gli eventi, lasciando che parlino da soli: la difficile vita di una donna in un villaggio contadino ai confini dell'Unione Sovietica, maltratta dal marito, condannata a vivere senza diritti, incapace di ribellarsi alla sua condizione; la follia del regime staliniano che colpisce tutti, senza troppe distinzioni; l'arrivo brutale dell'Armata Rossa, le violenze, gli arresti e le uccisioni, in nome di leggi, decreti e politiche inconcepibili per persone comuni, per il popolo; la dekulakizzazione, l'esilio coatto, gli stenti e la fame nella gelida Siberia. Eppure, in mezzo a tanto orrore, si mostra una piccola luce, un'umanità diffusa, la resistenza dell'uomo e la sua volontà a restare umano, là dove sembra non ne sia rimasta più traccia.
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Zuleika apre gli occhi, Gusel Jachina, Claudia Zonghetti
- Język
- Rok wydania
- 2017
- Oprawa
- (miękka)
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- Tytuł
- Zuleika apre gli occhi
- Język
- włoski
- Autorzy
- Gusel Jachina, Claudia Zonghetti
- Wydawca
- Salani
- Rok wydania
- 2017
- Oprawa
- miękka
- Liczba stron
- 504
- ISBN10
- 8893811278
- ISBN13
- 9788893811279
- Seria
- Kategorie
- Tagi
- Kobiety, Literatura współczesna, Rosja, Literatura rosyjska, Związek Radziecki, Wieś, Stalinizm, Syberia, Gułagi, Obozy pracy, Kobiety muzułmańskie, Walcząc o życie
- Pierwsze wydanie
- 2015
- Oryginalna nazwa
- Зулейха открывает глаза
- Ocena
- 4,45 z 5
- Opis
- Nell'immensa e sperduta tajga siberiana, dal 1930 al 1946, la storia individuale di una donna si mescola alla Storia mondiale. Zulejcha è una contadina insignificante, analfabeta, protagonista inconsapevole di eventi incredibili e capace soltanto di guardare con i suoi enormi occhi verdi una realtà sempre più complessa, sempre più sfuggente. Un racconto che non lascia spazio a moralismi, condanne esplicite, dita puntate. L'occhio calmo dell'autrice mette a fuoco gli eventi, lasciando che parlino da soli: la difficile vita di una donna in un villaggio contadino ai confini dell'Unione Sovietica, maltratta dal marito, condannata a vivere senza diritti, incapace di ribellarsi alla sua condizione; la follia del regime staliniano che colpisce tutti, senza troppe distinzioni; l'arrivo brutale dell'Armata Rossa, le violenze, gli arresti e le uccisioni, in nome di leggi, decreti e politiche inconcepibili per persone comuni, per il popolo; la dekulakizzazione, l'esilio coatto, gli stenti e la fame nella gelida Siberia. Eppure, in mezzo a tanto orrore, si mostra una piccola luce, un'umanità diffusa, la resistenza dell'uomo e la sua volontà a restare umano, là dove sembra non ne sia rimasta più traccia.
