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Piccola Biblioteca - 181: La fine di Chéri

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«Quando una donna matura ha una relazione con un ragazzo giovanissimo lei rischia meno di lui. In tutte le storie che lui avrà in seguito, sarà marchiato da quella esperienza e non riuscirà a cancellare il ricordo di quella sua prima amante» (Colette in un’intervista). La dimostrazione di questo teorema ci è offerta dalla Fine di Chéri (1926), seguito duro e amaro di Chéri . La scena si apre nel momento stesso in cui il primo romanzo si chiudeva: «Chéri si richiuse alle spalle il cancello del piccolo giardino e aspirò l’aria della notte: “Come si sta bene...”. Ma si riprese subito: “No, non si sta bene”. Gli ippocastani accalcati gravavano sulla calura prigioniera». Con sconcerto, e una sottile rabbia, Chéri dovrà riconoscere che anche nella vita lui non sta poi così bene. Giunto all’acme della sua esistenza di ‘bello’ dinanzi a cui le donne, giovani o mature, si inchinano, Chéri percepisce una vaga inquietudine: «Non distingueva i punti precisi in cui il tempo, con tocchi impercettibili, segna su un bel viso l’ora della perfezione e poi quella di una bellezza più evidente, che annuncia già la maestà di un declino». E quel declino maestoso vivremo in questo libro, dove la punta avvelenata della storia di Chéri emerge con fredda chiarezza, come la canna di una pistola, dalla prosa avvolgente, atmosferica, precisa di Colette.

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Piccola Biblioteca - 181: La fine di Chéri, Colette Gauthier-Villars, Anna Bassan Levi

Język
Rok wydania
1985
Oprawa
(miękka),
Stan książki
Dobry
Cena
24,78 zł

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3,7
Bardzo dobra
151 Ocena

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Tytuł
Piccola Biblioteca - 181: La fine di Chéri
Język
włoski
Wydawca
Adelphi
Rok wydania
1985
Oprawa
miękka
Liczba stron
156
ISBN10
8845906213
ISBN13
9788845906213
Seria
Chéri
Kategorie
Pierwsze wydanie
1926
Oryginalna nazwa
La Fin de Chéri
Ocena
3,65 z 5
Opis
«Quando una donna matura ha una relazione con un ragazzo giovanissimo lei rischia meno di lui. In tutte le storie che lui avrà in seguito, sarà marchiato da quella esperienza e non riuscirà a cancellare il ricordo di quella sua prima amante» (Colette in un’intervista). La dimostrazione di questo teorema ci è offerta dalla Fine di Chéri (1926), seguito duro e amaro di Chéri . La scena si apre nel momento stesso in cui il primo romanzo si chiudeva: «Chéri si richiuse alle spalle il cancello del piccolo giardino e aspirò l’aria della notte: “Come si sta bene...”. Ma si riprese subito: “No, non si sta bene”. Gli ippocastani accalcati gravavano sulla calura prigioniera». Con sconcerto, e una sottile rabbia, Chéri dovrà riconoscere che anche nella vita lui non sta poi così bene. Giunto all’acme della sua esistenza di ‘bello’ dinanzi a cui le donne, giovani o mature, si inchinano, Chéri percepisce una vaga inquietudine: «Non distingueva i punti precisi in cui il tempo, con tocchi impercettibili, segna su un bel viso l’ora della perfezione e poi quella di una bellezza più evidente, che annuncia già la maestà di un declino». E quel declino maestoso vivremo in questo libro, dove la punta avvelenata della storia di Chéri emerge con fredda chiarezza, come la canna di una pistola, dalla prosa avvolgente, atmosferica, precisa di Colette.