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Sconfiggere Hitler. Per un nuovo universalismo e umanesimo ebraico - Saggio

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La memoria della Shoah ha reso Israele indifferente alle sofferenze altrui, portando il paese a una situazione simile alla Germania degli anni Trenta. Il sogno sionista ha fallito, e si rende necessario abbandonare l'antica mentalità del ghetto per rivalutare la figura universalistica dell’ebreo della diaspora. Queste tesi provocatorie hanno generato un ampio dibattito sin dalla pubblicazione di un'opera nel 2007. L'autore, figura pubblica israeliana e ex presidente del Parlamento, avvia una critica radicale ai fondamenti dello Stato di Israele e alla sua identità collettiva, che, sessanta anni dopo Auschwitz, è definita quasi esclusivamente in relazione all’Olocausto. Criticando la svolta nazionalistica ed etnica del paese, si oppone anche alle nuove “teorie razziali ebree” degli estremisti religiosi e stigmatizza l'uso della forza militare. Tuttavia, il testo è anche un libro di ricordi, in cui emozione e affetto frenano l'indignazione politica. L’autore evoca la sua infanzia a Gerusalemme, dialoga con la madre e, dopo la sua morte, con la figura del padre, Yossef Burg. Ricco di riferimenti alla Bibbia e ai testi dell'ebraismo, Burg esprime la sua tristezza e inquietudine, ma propone anche un nuovo programma per Israele nel contesto globale, offrendo un messaggio di speranza e un sogno di ritorno ai valori umanistici e universalistici dell'ebraismo.

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Sconfiggere Hitler. Per un nuovo universalismo e umanesimo ebraico - Saggio, Avraham Burg, Elena Loewenthal

Język
Rok wydania
2008
Oprawa
(miękka),
Stan książki
Dobry
Cena
135,32 zł

Metody płatności

3,9
Bardzo dobra
102 Ocena

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Tytuł
Sconfiggere Hitler. Per un nuovo universalismo e umanesimo ebraico - Saggio
Język
włoski
Wydawca
NERI POZZA
Rok wydania
2008
Oprawa
miękka
Liczba stron
407
ISBN10
8854502723
ISBN13
9788854502727
Seria
Ocena
3,9 z 5
Opis
La memoria della Shoah ha reso Israele indifferente alle sofferenze altrui, portando il paese a una situazione simile alla Germania degli anni Trenta. Il sogno sionista ha fallito, e si rende necessario abbandonare l'antica mentalità del ghetto per rivalutare la figura universalistica dell’ebreo della diaspora. Queste tesi provocatorie hanno generato un ampio dibattito sin dalla pubblicazione di un'opera nel 2007. L'autore, figura pubblica israeliana e ex presidente del Parlamento, avvia una critica radicale ai fondamenti dello Stato di Israele e alla sua identità collettiva, che, sessanta anni dopo Auschwitz, è definita quasi esclusivamente in relazione all’Olocausto. Criticando la svolta nazionalistica ed etnica del paese, si oppone anche alle nuove “teorie razziali ebree” degli estremisti religiosi e stigmatizza l'uso della forza militare. Tuttavia, il testo è anche un libro di ricordi, in cui emozione e affetto frenano l'indignazione politica. L’autore evoca la sua infanzia a Gerusalemme, dialoga con la madre e, dopo la sua morte, con la figura del padre, Yossef Burg. Ricco di riferimenti alla Bibbia e ai testi dell'ebraismo, Burg esprime la sua tristezza e inquietudine, ma propone anche un nuovo programma per Israele nel contesto globale, offrendo un messaggio di speranza e un sogno di ritorno ai valori umanistici e universalistici dell'ebraismo.