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L'anima del maiale. Il male oscuro della mia generazione

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  • 160 stron
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«Anedonia: è il primo termine che andai a cercare per darmi una spiegazione di quella nube tossica che mi aveva catturato. A livello emotivo una massiccia campana di vetro si era piazzata tra me e il mondo esterno: mi sentivo un mostro, un robot, uno che avrebbe potuto mangiarti, in preda a un nodo in gola che avrebbe solo voluto vomitare, estirpare, strapparsi di dosso.» Federico Vespa, classe 1979, vive una vita apparentemente privilegiata, con un padre giornalista e una madre magistrato. Crescendo nella Roma bene, avverte un disagio profondo nei confronti dell'euforia degli anni '80 e '90, riconoscendo in essa le stesse problematiche delle epoche precedenti. Si confronta con il consumismo, le relazioni superficiali e l'instabilità lavorativa, mentre assiste all'emergere di Internet e dei social media. Nonostante una carriera promettente come giornalista radiofonico e una passione per il calcio, è tormentato dalla depressione, dai farmaci e da incomprensioni familiari. Si rifugia nell'alcol, trovando nel bourbon un modo per affrontare il suo malessere. Questo autoritratto svela il paradosso di una generazione che, pur avendo privilegi, si sente profondamente insoddisfatta. Non c'è una morale chiara nella sua storia, ma emerge la consapevolezza che il disincanto può essere una reazione necessaria a una società vuota e isterica.

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L'anima del maiale. Il male oscuro della mia generazione, Federico Vespa

Język
Rok wydania
2019
Oprawa
(miękka)
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Tytuł
L'anima del maiale. Il male oscuro della mia generazione
Język
włoski
Wydawca
Piemme
Rok wydania
2019
Oprawa
miękka
Liczba stron
160
ISBN10
8856673207
ISBN13
9788856673203
Seria
Ocena
2,5 z 5
Opis
«Anedonia: è il primo termine che andai a cercare per darmi una spiegazione di quella nube tossica che mi aveva catturato. A livello emotivo una massiccia campana di vetro si era piazzata tra me e il mondo esterno: mi sentivo un mostro, un robot, uno che avrebbe potuto mangiarti, in preda a un nodo in gola che avrebbe solo voluto vomitare, estirpare, strapparsi di dosso.» Federico Vespa, classe 1979, vive una vita apparentemente privilegiata, con un padre giornalista e una madre magistrato. Crescendo nella Roma bene, avverte un disagio profondo nei confronti dell'euforia degli anni '80 e '90, riconoscendo in essa le stesse problematiche delle epoche precedenti. Si confronta con il consumismo, le relazioni superficiali e l'instabilità lavorativa, mentre assiste all'emergere di Internet e dei social media. Nonostante una carriera promettente come giornalista radiofonico e una passione per il calcio, è tormentato dalla depressione, dai farmaci e da incomprensioni familiari. Si rifugia nell'alcol, trovando nel bourbon un modo per affrontare il suo malessere. Questo autoritratto svela il paradosso di una generazione che, pur avendo privilegi, si sente profondamente insoddisfatta. Non c'è una morale chiara nella sua storia, ma emerge la consapevolezza che il disincanto può essere una reazione necessaria a una società vuota e isterica.