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Correre è una filosofia. Perché si corre

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«Correre rende felici». Questo concetto riassume il percorso affascinante di Gaia De Pascale, che esplora la corsa come filosofia di vita e metafora dell'esistenza. Correre è un atto di libertà, un modo per spezzare condizionamenti e limiti, opporsi al destino, e affrontare emozioni represse. È un mezzo per superare barriere sociali, culturali e personali, rappresentando una ricerca di autenticità e purezza. Il libro presenta una ricca varietà di figure emblematiche, dai miti greci ai conflitti sociali del Novecento, dalla savana africana a Alice nel Paese delle Meraviglie, fino alle imprese di ultrarunner come Marco Olmo. Le storie, diverse per spazio e tempo, condividono un centro comune: nella corsa, l’agonismo e la competizione perdono significato. L’obiettivo non è sconfiggere gli avversari, ma raggiungere il traguardo e vincere la sfida interiore contro le proprie paure e difficoltà. Correre è descritto come una forma di "follia sana", una salvezza. La solitudine del maratoneta diventa una libertà profonda, un viaggio verso il fondo di se stessi. Durante la corsa, si dimenticano fatica e dolore; si corre quasi come si sogna, scoprendo che il segreto potrebbe risiedere proprio in questo.

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Correre è una filosofia. Perché si corre, Gaia De Pascale

Język
Rok wydania
2014
Oprawa
(miękka)
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Tytuł
Correre è una filosofia. Perché si corre
Język
włoski
Rok wydania
2014
Oprawa
miękka
Liczba stron
192
ISBN10
8868330814
ISBN13
9788868330811
Seria
Ocena
3,7 z 5
Opis
«Correre rende felici». Questo concetto riassume il percorso affascinante di Gaia De Pascale, che esplora la corsa come filosofia di vita e metafora dell'esistenza. Correre è un atto di libertà, un modo per spezzare condizionamenti e limiti, opporsi al destino, e affrontare emozioni represse. È un mezzo per superare barriere sociali, culturali e personali, rappresentando una ricerca di autenticità e purezza. Il libro presenta una ricca varietà di figure emblematiche, dai miti greci ai conflitti sociali del Novecento, dalla savana africana a Alice nel Paese delle Meraviglie, fino alle imprese di ultrarunner come Marco Olmo. Le storie, diverse per spazio e tempo, condividono un centro comune: nella corsa, l’agonismo e la competizione perdono significato. L’obiettivo non è sconfiggere gli avversari, ma raggiungere il traguardo e vincere la sfida interiore contro le proprie paure e difficoltà. Correre è descritto come una forma di "follia sana", una salvezza. La solitudine del maratoneta diventa una libertà profonda, un viaggio verso il fondo di se stessi. Durante la corsa, si dimenticano fatica e dolore; si corre quasi come si sogna, scoprendo che il segreto potrebbe risiedere proprio in questo.