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Nuovi Coralli: Duri a Marsiglia

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Duri a Marsiglia, scritto nel 1974, ma tuttora di invidiabile freschezza e ritmo, racconta le avventure (autobiografiche o no, non importa) di un adolescente italiano che si fa chiamare «Charles Fiori» e in poco tempo diventa «bambu», soldato di marciapiede della mala, sempre mantenendo il suo sguardo meravigliato e insieme finto-cinico. «Charles Fiori» si immerge a capofitto tra i gangster corsi, calabresi e via dicendo dai panciotti colorati, dai nomi assurdi e dai traffici molteplici, in guerre senza quartiere, nel gran respiro della città. E ne nasce, ha scritto Giovanni Arpino, «un "feuilleton" inesausto, tutto giocato sull'onda del filone "nero" francioso, un po' Gabin e un po' teatro "d'abord", tanto cinema in sequenza e grani di Prévert sparsi qua e là... Marsiglia: il porto, la nebbia, i "macrò", le "filles", la pistola, il coltello, la vendetta, l'onore del clan, i codici di comportamento: tutta l'aggeggeria di un mondo tra sconosciuto e ribollito che però seguita ad affascinare». Nel presentarlo ai nuovi lettori, De Lorenzis parla del «piacere dell'anacronismo», «oggi che il genere ha guadagnato, a dispetto di pregiudizi tenaci, nuovi diritti di cittadinanza nelle gerarchie letterarie». Tanto piú che Fusco, aggiunge Bernardi, «era uno degli ultimi cantori della parola narrata, in tempi in cui la narrazione costituiva l'essenza stessa della comunicazione».

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Nuovi Coralli: Duri a Marsiglia, Gian Carlo Fusco

Język
Rok wydania
1987
Oprawa
(miękka)
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3,0
Dobra
5 Ocena

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Tytuł
Nuovi Coralli: Duri a Marsiglia
Język
włoski
Wydawca
Einaudi
Rok wydania
1987
Oprawa
miękka
Liczba stron
201
ISBN10
8806598902
ISBN13
9788806598907
Seria
Ocena
3 z 5
Opis
Duri a Marsiglia, scritto nel 1974, ma tuttora di invidiabile freschezza e ritmo, racconta le avventure (autobiografiche o no, non importa) di un adolescente italiano che si fa chiamare «Charles Fiori» e in poco tempo diventa «bambu», soldato di marciapiede della mala, sempre mantenendo il suo sguardo meravigliato e insieme finto-cinico. «Charles Fiori» si immerge a capofitto tra i gangster corsi, calabresi e via dicendo dai panciotti colorati, dai nomi assurdi e dai traffici molteplici, in guerre senza quartiere, nel gran respiro della città. E ne nasce, ha scritto Giovanni Arpino, «un "feuilleton" inesausto, tutto giocato sull'onda del filone "nero" francioso, un po' Gabin e un po' teatro "d'abord", tanto cinema in sequenza e grani di Prévert sparsi qua e là... Marsiglia: il porto, la nebbia, i "macrò", le "filles", la pistola, il coltello, la vendetta, l'onore del clan, i codici di comportamento: tutta l'aggeggeria di un mondo tra sconosciuto e ribollito che però seguita ad affascinare». Nel presentarlo ai nuovi lettori, De Lorenzis parla del «piacere dell'anacronismo», «oggi che il genere ha guadagnato, a dispetto di pregiudizi tenaci, nuovi diritti di cittadinanza nelle gerarchie letterarie». Tanto piú che Fusco, aggiunge Bernardi, «era uno degli ultimi cantori della parola narrata, in tempi in cui la narrazione costituiva l'essenza stessa della comunicazione».