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Scala italiani: Il resto di niente

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Siamo alla fine del Settecento, un periodo cruciale per Napoli e l'Europa. Un gruppo di illuministi meridionali, entusiasti per le notizie dalla Francia, tenta una rivoluzione che si trasforma in un eccidio. Tra loro c'è Lenór, una nobile portoghese, che nella realtà storica era Eleonora de Fonseca Pimentel, fondatrice del «Monitore napoletano». Attraverso gli occhi di Lenór, non napoletani e femminili, si esplora questa storia tragica e le sue risonanze interiori nell'animo di Striano, un «europeo scontento». La forza immaginativa dello scrittore non si esaurisce in Lenór; con frasi rapide e precise, descrive minuziosamente abbigliamento, cibo, ideologie e le trasformazioni di una città a volte «stremata, incolore e malinconica», altre «paese dell'oro». Leggere il romanzo è come salire su una funicolare mentale che collega i fondamentali tópoi della «patria napoletana». Striano riesce a rappresentare la plebe senza demonizzarla e i giacobini senza mitizzarli. Nei momenti di contatto tra lazzari e rivoluzionari, il suo acume dialogico evidenzia il vuoto di comunicazione reciproco. Rappresentare questo vuoto, intriso di stratificazioni storiche, è il pregio duraturo del romanzo, pubblicato nel 1986, poco prima della morte dell'autore, collocando Striano in un posto unico nella letteratura napoletana.

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Scala italiani: Il resto di niente, Enzo Striano

Język
Rok wydania
1998
Oprawa
(twarda)
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Tytuł
Scala italiani: Il resto di niente
Język
włoski
Wydawca
Rizzoli
Rok wydania
1998
Oprawa
twarda
Liczba stron
366
ISBN10
8817450189
ISBN13
9788817450188
Seria
Oryginalna nazwa
Il resto die niente
Ocena
4 z 5
Opis
Siamo alla fine del Settecento, un periodo cruciale per Napoli e l'Europa. Un gruppo di illuministi meridionali, entusiasti per le notizie dalla Francia, tenta una rivoluzione che si trasforma in un eccidio. Tra loro c'è Lenór, una nobile portoghese, che nella realtà storica era Eleonora de Fonseca Pimentel, fondatrice del «Monitore napoletano». Attraverso gli occhi di Lenór, non napoletani e femminili, si esplora questa storia tragica e le sue risonanze interiori nell'animo di Striano, un «europeo scontento». La forza immaginativa dello scrittore non si esaurisce in Lenór; con frasi rapide e precise, descrive minuziosamente abbigliamento, cibo, ideologie e le trasformazioni di una città a volte «stremata, incolore e malinconica», altre «paese dell'oro». Leggere il romanzo è come salire su una funicolare mentale che collega i fondamentali tópoi della «patria napoletana». Striano riesce a rappresentare la plebe senza demonizzarla e i giacobini senza mitizzarli. Nei momenti di contatto tra lazzari e rivoluzionari, il suo acume dialogico evidenzia il vuoto di comunicazione reciproco. Rappresentare questo vuoto, intriso di stratificazioni storiche, è il pregio duraturo del romanzo, pubblicato nel 1986, poco prima della morte dell'autore, collocando Striano in un posto unico nella letteratura napoletana.